La vidi lì, come era stata ogni notte, in piedi accanto alla lampada, mentre mi guardava. Vedevo le sue palpebre illuminate come ogni notte. Fu allora che rammentai la solita cosa e dissi: “Occhi di cane azzurro”. Lei mi disse, senza ritrarre la mano dalla lampada: “Già. Non lo dimenticheremo mai”. Uscì dall’orbita sospirando: “Occhi di cane azzurro. L’ho scritto dappertutto”. La vidi camminare verso la specchiera. La vidi apparire sulla superficie circolare dello specchio mentre ora mi guardava al termine di un’andata e ritorno di luce matematica. La vidi continuare a guardarmi con i suoi grandi occhi di cenere accesa: a guardarmi mentre apriva l’astuccio incrostato di madre perla rosa. La vidi incipriarsi il naso. Quando ebbe finito di farlo, chiuse l’astuccio e si risollevò e andò di nuovo verso la lampada, dicendo: “Temo che qualcuno sogni questa stanza e metta sottosopra le mie cose”; e tese sulla fiamma la stessa mano lunga e tremula che si era riscaldata prima di sedersi davanti allo specchio. E disse: “Non senti il freddo?”, E io le dissi: “A volte”. E lei mi disse: “Adesso dovresti sentirlo”. E allora capii perchè non avevo potuto restare da solo sulla seggiola. Era il freddo a darmi la certezza della mia solitudine. “Adesso lo sento” dissi.

(Gabriel García Márquez)

Gli umani, avvisano, sembrano sviluppare cervelli digitali con nuovi circuiti per scorrere e filtrare la corrente di informazioni online. Questo tipo alternativo di lettura sta entrando in competizione con i circuiti di lettura profonda sviluppati nel corso di diversi millenni.

(della classe)

(Fonte: Spotify)

(…)

giro di vite divise le nostre ferite sono solchi tracciati e strade percorsi, domande, ragioni, rimorsi, fasulle morali e necessità se ciò che esiste non è realtà se ciò che conta può dimostrare cosa è diverso e cosa è normale.

(Fonte: Spotify)

merda d’arti(n)sta(gram)

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